venerdì 13 gennaio 2012

Responsabilità educativa e orgoglio insegnante

«L'educatore è un liberatore», ha detto Nietzsche, ma per liberare l'altro deve liberare se stesso. E per educare l'altro deve educare se stesso.
«L'educatore è un ostetrico, quando aiuta l'altro a generare la sua verità», ha detto Socrate. E aggiunge: «Non sono come mio padre, Fenarete, che è uno scultore. Lui scolpisce quello che vuole e dà la forma alla materia inerte. Io, invece, ho imparato l'arte dell'educare da mia madre, che è levatrice. E aiuto l'altro a generare la sua verità».
Ci sono alcuni insegnanti che si comportano come Fenarete: vogliono scolpire e forgiare lo studente secondo il modello che hanno in testa. L'alunno è così costretto alla passività e alla sottomissione.
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Quando manca nell'insegnante l'impegno verso l'autoeducazione, emerge la tendenza a enfatizzare l'acquisizione di strategie didattiche e educative di tutti i tipi per colmare il vuoto formativo personale. Infatti, chi non si educa non può educare, chi non ama imparare non può apprendere, chi non si dedica ai propri studenti come persona, presenza, umanità e cultura, non può insegnare la sua materia, anche se possiede un ampio sapere e le metodologie didattiche più aggiornate. Chi non ama la formazione dei suoi studenti non può insegnare, né far apprendere. Anzi, spesso fa danni irreparabili: annulla la loro autostima, la loro dignità, la loro motivazione.
Quando invece gli insegnanti diventano consapevoli di essere degli educatori, propongono la loro materia come strumento simbolico e culturale, come metodologia del pensiero, come strategia di chiarificazione della realtà e come progetto sociale. Si rendono conto che non possono solo limitarsi a insegnare, ma devono anche essere capaci, attraverso un rapporto personale autentico, di aiutare gli studenti a generare la loro verità, a creare una nuova umanità.
(...)
La responsabilità educativa non riguarda solo la scuola e i genitori. Riguarda tutti, anche gli attori, i politici, gli economisti, i giornalisti, i programmisti dei palinsesti televisivi. È una responsabilità verso le nuove generazioni che molti rifiutano di sentire. Gli studenti non sono educati solo dagli insegnanti, ma da tutti. Il risultato formativo non dipende solo dalla scuola, ma da tutti i protagonisti sociali.
È utile citare l'opinione del pedagogista Gian Maria Bertin, che afferma: «la pedagogia deve essere necessariamente inattuale». Cioè, non deve rincorrere l'attualità, ma se ne deve distanziare per valutarla, pesarla, criticarla e proporre valori autenticamente umani.
Gli insegnanti devono ritrovare il coraggio di presentarsi alla comunità nazionale come uomini di cultura, come intellettuali, come coscienza critica della società, capaci di prendere posizione a favore dei valori autentici. Capaci di discutere vivacemente e tenacemente, formulando non accuse ma argomentazioni, non slogan pubblicitari ma pensieri, non ideologie ma ragionamenti ben costruiti. Alcuni di loro, però, non credono più nei valori, anzi considerano quelli che ancora ci credono come degli ingenui, degli anacronistici; altri sono disorientati e sfiduciati. E le nuove generazioni risentono di questa assenza di significato che serpeggia tra gli adulti.
Gli insegnanti che sanno di essere degli educatori sono disponibili a cercare o a costruire insieme ai giovani nuovi valori. Nuovi valori umani.

MARIO POLITO - Attivare le risorse del gruppo classe

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