sabato 7 aprile 2012

Destabilizzazione n° 1

Molti studenti, specie se poveri, sanno per istinto che cosa fa per loro la scuola: gli insegna a confondere processo e sostanza. (...) In questo modo si «scolarizza» l'allievo a confondere insegnamento e apprendimento, promozione e istruzione, diploma e competenza, facilità di parola e capacità di dire qualcosa di nuovo. Si «scolarizza» la sua immaginazione ad accettare il servizio al posto del valore. Le cure mediche ven­gono scambiate per protezione della salute, le attività assistenziali per miglioramento della vita comunitaria, la protezione della polizia per sicurezza personale, l'equi­librio militare per sicurezza nazionale, la corsa al suc­cesso per lavoro produttivo. Salute, apprendimento, di­gnità, indipendenza e creatività si identificano, o quasi, con la prestazione delle istituzioni che si dicono al ser­vizio di questi fini, e si fa credere che per migliorare la salute, l'apprendimento ecc. sia sufficiente stanziare somme maggiori per la gestione degli ospedali, delle scuole e degli altri enti in questione.
(...)
Dovrebbe essere ovvio che, anche quando abbia a disposizione scuole di eguale livello, il bambino povero ha raramente la possibilità di tener dietro al ricco. Pos­sono frequentare scuole di pari qualità e cominciare alla stessa età, ma ai bambini poveri mancano in gran parte le occasioni didattiche che sono normalmente a disposi­zione del bambino della media borghesia. Questi van­taggi vanno dalle conversazioni e dai libri che ci sono in casa ai viaggi durante le vacanze e a una diversa coscienza di se stessi, e per il bambino che ne gode valgono sia in scuola sia fuori. Perciò, fin quando le sue possibilità di progredire o di apprendere dipenderanno dalla scuola, lo studente più povero rimarrà general­mente indietro. I poveri hanno bisogno di fondi che per­mettano loro di imparare e non di ottenere un certificato attestante l'assistenza ricevuta per le loro presunte insufficienze.
(...)
Questo fanatismo per la scuola rende possibile un doppio sfruttamento: permet­te cioè di stanziare quantità sempre maggiori di denaro pubblico per l'istruzione di una minoranza e di far accettare sempre più volentieri dalla maggioranza il con­trollo sociale.
(…)
Bisogna rendersi conto che la scuola obbligatoria eguale per tutti è, almeno economicamente, inattuabile.
(…)
Certo il dare a tutti eguali possibilità d'istruzione è un obiettivo auspicabile e raggiungibile, ma identificare questo obiettivo nella scolarizzazione obbligatoria è come confondere la salvezza eterna con la chiesa. La scuo­la è divenuta la religione universale di un proletariato modernizzato e fa vuote promesse di salvezza ai poveri dell'era tecnologica. Lo stato nazionale ha fatto propria questa religione arruolando tutti i cittadini in un pro­gramma scolastico graduato che porta a una successione di diplomi e che ricorda i rituali iniziatici e le ordina­zioni sacerdotali di tempi lontani.


Ivan Illich, Descolarizzare la società.