lunedì 26 dicembre 2011

Emergenza educativa

«I bambini e gli adolescenti crescono nell'illusione onnipotente di poter ottenere tutto e subito, come viene quotidianamente suggerito dalla pubblicità, dal consumismo, dai videogiochi, dai mass-media. Spesso ogni voglia è facilmente soddisfatta prima ancora di essere "desiderata". A scuola i ragazzi si scontrano con l'esigenza dell'impegno per raggiungere dei risultati soddisfacenti e la conseguenza è che non sopportano la scuola, perché li mette di fronte ai loro limiti e alla necessità di superarli. Detestano studiare perché è faticoso; non comprendono il senso dello studio e il valore della cultura. Sono già stati stregati dalla visione infantile del consumismo, dove possono godere di tutto senza sforzo. (...)
Gli adulti stessi incontrano difficoltà a dire di no, a segnare i confini, ad arginare l'esplosione emotiva e contenere l'ostinazione. Alcuni hanno assunto una prospettiva consumistica e individualistica, per cui sono incapaci di fissare delle regole e dei limiti prima di tutto a se stessi e poi ai figli. (...)
È importante che genitori e insegnanti, mettendo da parte le accuse reciproche di inadeguatezza, si incontrino per discutere su come condividere la responsabilità educativa, su come accompagnare i ragazzi durante l'anno scolastico, partecipando direttamente al loro processo di apprendimento e di formazione. E' necessario giungere a una convergenza su alcuni valori e regole da applicare coerentemente sia a casa che a scuola. In questo modo gli studenti percepiscono più chiaramente il valore etico delle regole, perché notano la collaborazione di insegnanti e genitori nella ricerca di orientamenti pedagogici comuni, in funzione dell'autorealizzazione personale e del benessere della comunità.»
MARIO POLITO, Attivare le risorse del gruppo classe, p. 181

venerdì 23 dicembre 2011

Alfabetizzazione emotiva

«Le nuove generazioni hanno bisogno di apprendere non soltanto la matematica, le scienze o la letteratura, ma anche di imparare a leggere le emozioni in se stessi e negli altri. Non è sufficiente l'alfabetizzazione informatica per migliorare la qualità della scuola. Abbiamo bisogno di una accurata ed estesa alfabetizzazione emotiva. La maggior parte dei problemi della nostra società contemporanea non nasce dal fatto che uno non sappia il teorema di Pitagora o di Talete, o il processo della fotosintesi clorofilliana, o che non conosca le opere di Shakespeare. Nasce piuttosto dal fatto di non saper decifrare gli stati emotivi in se stessi e negli altri, di non saper essere sensibili ed empatici, di non sapere coltivare gli affetti e la solidarietà.
È necessario pertanto elaborare un progetto educativo di alfabetizzazione emotiva. Si tratta di incominciare a insegnare a ciscuno l'alfabeto delle emozioni ... In questo modo, ognuno può diventare consapevole delle proprie molteplici emozioni e imparare ad espandere quelle positive e controllare quelle negative.»
MARIO POLITO,  Attivare le risorse del gruppo classe, p. 145

sabato 17 dicembre 2011

Per una scuola saggia

«La nostra società è intrinsecamente competitiva. Conseguentemente ha assunto la tesi, tutta da dimostrare, che la competizione crei qualità. Anche il sistema scolastico di questo tipo di società è coerentemente competitivo. Pertanto, l'apprendimento cooperativo per imparare insieme e per edificare una comunità solidale è spesso contrastato e svalutato. Molti studenti studiano solo per raggiungere il minimo sufficiente per non essere bocciati, pochissimi studiano per prendersi cura della propria formazione. E siamo certamente di fronte a un vero impoverimento culturale.
È necessario restituire alla cultura la sua funzione specifica, che è quella di dare "forma" alla mente, la migliore possibile, per avere sempre una "mente in forma". È opportuno proporre in classe esercitazioni cooperative per apprezzare il valore formativo della cultura e arricchirla con i nostri punti di vista. Si può proporre di discutere, ad esempio, un pensiero di un filosofo, per condividerne la saggezza. Questa è una operazione altamente culturale, ma è soprattutto un modo nuovo ed efficace di studiare, che può suscitare l'amore per il sapere.
Quando la scuola non è capace di creare entusiasmo per la cultura e amore per il sapere, vuol dire che ha tradito la sua funzione formativa e che è destinata al declino.»
MARIO POLITO, Attivare le risorse del gruppo classe, p. 114

lunedì 12 dicembre 2011

Pensieri belli da pensare

E' necessario affermare le priorità pedagogiche e formative per contrastare il predominio del modello aziendale nella scuola. L'istituzione scolastica si colloca in una dimensione di servizio alla crescita all'altro: utilizza tutte le risorse per aiutare i bambini e gli adolescenti nel loro processo di formazione integrale, senza alcuna spinta produttiva e competitiva. Ogni studente ha il solo compito di badare alla propria formazione, in uno spirito comunitario di solidarietà.
L'istituzione scolastica è al servizio della persona dello studente: deve fornire tutte le opportunità per sviluppare e potrenziare le sue capacità e compèetenze. Deve rispettare il suo ritmo e le sue modalità di rielaborazione. Deve proporgli delle occasioni di apprendimento, affinché percepisca chiaramente il senso dell'identità e della continuità del processo educativo e possa dire: - Io sto pensando. Sto imparando a pensare. Ho formulato un bel pensiero. Ho rielaborato in una mappa numerose informazioni. Ho appreso delle strategie di memoria utili e interessanti -. Tutte queste sensazioni aumentano e rinforzano la sua capacità di pensare e la sua dignità di persona.


MARIO POLITO, Attivare le risorse del gruppo classe, p. 115